ORGOGLIO ESTENSE

 

BRUCE "SKY" KING di Dario Salvadego
Il ricordo di Sky, il gigante dal cuore fragile che giocò a Ferrara all'inizio degli anni '80, ci apre il cuore. King non c'è più ma tanti ricordi contribuiscono a rendere la sua immagine ancora nitida, reale, come se quel maledetto giorno in cui il suo cuore cessò di battere per sempre non fosse esistito mai.
Gino che lo guarda semi schifato bere la sua "pinta" di acqua e ghiaccio ad ogni allenamento (qualche compagno provò ad imitarlo con il risultato logico di "chiamate urgenti" verso la più vicina toilette..) oppure la sua inconfondibile tuta grigia, trasformata in acquitrinio già a metà seduta, o il fatto che riuscisse a mangiarsi metà cocomero alla volta o quando strizzava le sue scarpe a fine allenamento facendo la "pozzangherina".
Ma ciò che di inimitabile resterà di Sky è la sua straordinaria leggerezza, a dispetto della mole possente che lo contraddistingueva, con cui si liberava in volo per trasformare in punti certi le sue spettacolari schiacciate. Amava "volare" tenendo ben salda con una sola mano la sfera per poi scaraventarla con prepotente armonia a canestro. Spettacolo puro. E poi il tiro. Mortifero. Non esisteva ancora la linea da tre punti ma le sue prodezze balistiche dalla distanza erano regola. Il canestro valeva 2 punti esattamente come un tranquillo sottomano ma l'effetto era ben altro. Il suo unico limite era identificabile ahimè con la sua tendenza ad andare sovrappeso. Il suo secondo anno a Ferrara, dopo una scontata conferma a furor di popolo, venne condizionato non poco dai chilogrammi di troppo con cui si presentò già al raduno di metà agosto. Calamai sapeva di avere un asso, un campione assoluto (in campo e fuori), e lo volle aspettare, voleva vedere Sky tornare quello di qualche mese prima capace di fare la differenza contro chiunque. La squadra non andava ma con King al top i problemi potevano anche considerarsi risolvibili. Forse Calamai lo aspettò anche troppo ma sul suo tardivo taglio non si innescarono particolari polemiche. Fu una scelta comunque dolorosa e che peraltro non portò quella attesa inversione di tendenza che tutti nell'ambiente auspicavano. King salutò Ferrara e l'Italia e di lui non si seppe più nulla.
Fino a quando arrivò la notizia, tremenda, del suo addio definitivo che di lui ci lasciò ricordi indelebili ed un sorriso indimenticabile.