Il
ricordo di Sky, il gigante dal cuore fragile che
giocò a Ferrara all'inizio degli anni '80,
ci apre il cuore. King non c'è più
ma tanti ricordi contribuiscono a rendere la sua
immagine ancora nitida, reale, come se quel maledetto
giorno in cui il suo cuore cessò di battere
per sempre non fosse esistito mai.
Gino che lo guarda semi schifato bere la sua "pinta"
di acqua e ghiaccio ad ogni allenamento (qualche
compagno provò ad imitarlo con il risultato
logico di "chiamate urgenti" verso la
più vicina toilette..) oppure la sua inconfondibile
tuta grigia, trasformata in acquitrinio già
a metà seduta, o il fatto che riuscisse
a mangiarsi metà cocomero alla volta o
quando strizzava le sue scarpe a fine allenamento
facendo la "pozzangherina".
Ma ciò che di inimitabile resterà
di Sky è la sua straordinaria leggerezza,
a dispetto della mole possente che lo contraddistingueva,
con cui si liberava in volo per trasformare in
punti certi le sue spettacolari schiacciate. Amava
"volare" tenendo ben salda con una sola
mano la sfera per poi scaraventarla con prepotente
armonia a canestro. Spettacolo puro. E poi il
tiro. Mortifero. Non esisteva ancora la linea
da tre punti ma le sue prodezze balistiche dalla
distanza erano regola. Il canestro valeva 2 punti
esattamente come un tranquillo sottomano ma l'effetto
era ben altro. Il suo unico limite era identificabile
ahimè con la sua tendenza ad andare sovrappeso.
Il suo secondo anno a Ferrara, dopo una scontata
conferma a furor di popolo, venne condizionato
non poco dai chilogrammi di troppo con cui si
presentò già al raduno di metà
agosto. Calamai sapeva di avere un asso, un campione
assoluto (in campo e fuori), e lo volle aspettare,
voleva vedere Sky tornare quello di qualche mese
prima capace di fare la differenza contro chiunque.
La squadra non andava ma con King al top i problemi
potevano anche considerarsi risolvibili. Forse
Calamai lo aspettò anche troppo ma sul
suo tardivo taglio non si innescarono particolari
polemiche. Fu una scelta comunque dolorosa e che
peraltro non portò quella attesa inversione
di tendenza che tutti nell'ambiente auspicavano.
King salutò Ferrara e l'Italia e di lui
non si seppe più nulla.
Fino a quando arrivò la notizia, tremenda,
del suo addio definitivo che di lui ci lasciò
ricordi indelebili ed un sorriso indimenticabile.
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