Impossibile
scordarlo. Jordan fu il primo straniero in assoluto
a giocare per Ferrara. Erano gli inizi degli anni
80 e la Mangiaebevi era appena sbarcata in città
via S.Lazzaro. La notizia del suo arrivo era nell’aria
ma scoppiò come una bomba quando divenne
ufficiale. Jordan non era uno qualsiasi, veniva
da straordinari campionati, al fianco di un altro
super come Marcellus Starks, niente meno che da
Bologna, sponda Fortitudo.
Il primo assaggio del suo talento Jordan lo diede
in una amichevole al centro il Travone al Lido
di Spina; venne poi la presentazione agli sportivi
ferraresi ad un Settembre sportivo giocato in
un campo allestito addirittura in Piazzetta Municipale.
Quando poco tempo dopo si giocò il quadrangolare
che segnò l’inaugurazione ufficiale del
Palasport Charles Jordan, carismatico e lunatico,
irritante ed intrigante, a Ferrara era già
un personaggio.
Non si dannava in difesa, tutt’altro, ma disponeva
di un tiro micidiale e della capacità naturale
di giocate offensive ai limiti del genio, purtroppo
spesso incompreso da compagni meno talentuosi.
Comunque sia leadership allo stato puro in virtù
della quale gli veniva perdonato tanto, a volte
anche più del lecito. Come quando, al suo
primo ritiro con Ferrara, in una seduta di fondo
per le strade della sede del ritiro, partì
regolarmente con i compagni per tornare alla base,
un po’ meno regolarmente, in taxi. Il fatto era
che quando voleva lui in campo sapeva fare la
differenza. E non necessariamente previo ‘foraggiamento’….
Basta ricordare lo storico spareggio di Livorno
contro Roseto per restare in A2. Fu la gara che
segnò il suo addio a Ferrara, un saluto
in grande stile, da protagonista. Di lui onestamente,
a parte una timida traccia lasciata in Svizzera,
non si è più saputo nulla. Potrebbe
essere ovunque ed a fare qualsiasi cosa. Del basket,
probabilmente, gli restano soltanto ricordi, magari
con la consapevolezza di aver scritto, in Italia
ed a Ferrara, pagine importanti e per certi aspetti
indimenticabili.
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