Aveva
un solo difetto Marty Embry: a metà stagione
circa si ‘rompeva’ (schiena vulnerabile) e suo
malgrado doveva fermarsi. Per il resto Embry disponeva
di tutti i requisiti per poter essere considerato
in assoluto uno degli americani più forti
visti a Ferrara. Non era altissimo ma sottocanestro
era una certezza: punti e rimbalzi erano assicurati
in virtù di una discreta tecnica ma soprattutto
di una forza fisica spaventosa in una struttura
muscolare impressionante. Rivedibile dal perimetro
pur con percentuali non male dalla media distanza
in angolo.In più, rispetto alla maggior
parte dei suoi connazionali, Marty garantiva una
difesa granitica. Chiarì a suo tempo il
concetto Jhon Ebeling che con Embry costituì
la cosiddetta ‘double E’ vale a dire una delle
coppie stranger più importanti nella serie
A2 di allora:’Con Marty in campo è più
facile per tutti difendere visto che- sosteneva
il Guerriero- se anche vieni battuto poi dietro
c’è sempre lui a chiudere ogni buco..’.
Inoltre, particolare che non guasta, Embry sapeva
abbinare nelle proprie azioni di gioco una palese
concretezza ad una mai disprezzabile spettacolarità.
Schiacciare gli piaceva ed all’occasione non disdegnava
concedersi alla platea. A chiudere il cerchio
il fatto, assolutamente non trascurabile, che
Embry a tutti gli effetti era un autentico uomo
spogliatoio, serio, ligio alle consegne e pronto
al sacrificio, all’occorenza pronto a scherzi
di natura goliardica cui nessuno, Ebeling a parte,
poteva opporsi. Peccato per quella schiena senza
la quale però, volendo trovare un aspetto
positivo nei suoi guai fisici, Ferrara non avrebbe
mai conosciuto due indimenticabili meteore: Ed
Horton e Tony Dawson. Ma questa è un’altra
storia… |