John Ebeling,
il Guerriero, è senza dubbio l’atleta che
più di ogni altro rappresenta la Ferrara
cestistica di sempre. Classe1960 John ha giocato,
tra Italia ed Europa fino ai 42 anni suonati non
smettendo mai di stupire. Ciò che Ebeling
è stato nella sua carriera può essere
riassunto in un semplice concetto: qualità
costante nel tempo. Se non si è campioni
non ci riesce, non per 20 anni. Una personalità
fatta di tante sfaccettature:
1- Umiltà: John ha vissuto
con grande dignità momenti anche molto
difficili.. Quando l’Italia parve girargli le
spalle non esitò ad emigrare in Svizzera.
Dopo i fasti di Ferrara e Firenze affrontò
la dura realtà di un basket per pochi intimi,
di solito mogli e fidanzate o giù di lì.
Ma proprio in Svizzera lui seppe creare i presupposti
per la riscossa.
2- Abnegazione: Senza dubbio,
in tanti anni, il Guerriero ha fatto molto di
più di quanto, anche dai più esigenti,
gli fosse richiesto. Come quando, andando ai suoi
italici ricordi, Giorgio Panzini, suo compagno
di stanza in ritiro, dopo aver spento la luce
per dormire, sentì strani rumori provenire
dal letto di John. Accese la luce: Ebeling non
prendeva sonno se non faceva ancora un paio di
pesi…Oppure, saltando alla parte finale della
sua carriera, quando i medici non volevano dargli
l’ok per giocare, da solo, a proprio rischio e
pericolo, si allenava a casa sua. Se qualcuno
chiamava lui doveva farsi trovare pronto.
3- Forza d’animo: John ha sempre
stupito tutti. La prima volta fu quando nell’82
prese la polmonite. Venne ricoverato. Ma invece
di starsene tranquillo a letto la domenica successiva
venne temporaneamente dimesso per recarsi al palasport.
E giocò! L’intervallo lo passò sul
letto di Gino Piffanelli, al tempo custode del
Palazzo. Tornò di nuovo all’ospedale a
fine gara. contro ogni logica giocò anche
la domenica successiva: dall’ospedale di Tresigallo
a Bergamo dove accolto da un caloroso applauso
arrivò a partita già iniziata per
ingaggiare un mitico duello con Chuck Jura. Potevano
in seguito scalfirlo 6 operazioni alle ginocchia?
Certo che no! E qualche anno dopo non esitò
ad andare in Spagna, al Badalona campione d’Europa,
dove, la si, poteva giocare da italiano cosa che
in Italia, pazzesco, la nostra Federazione non
gli permetteva.
4- Orgoglio: A Murcia, in Spagna,
la squadra andava male. La società impose
stop agli stipendi. ‘Ok- disse John- se retrocederemo
non vorrò da voi più un dollaro
(mancavano 3 mesi alla fine del campionato) ma
se ci salviamo me ne darete il doppio di quelli
che mi dovete. I dirigenti accettarono. Nessun
compagno invece lo seguì nella sfida. Murcia
si salvò ai play out vincendo gara 5 in
trasferta dopo essere partita 0-2. John fece Bingo.
Ma soprattutto, come sottolineò a suo tempo
la stampa Iberica, una fetta di quel Bingo, tanto
per inquadrare meglio il soggetto, andò
in beneficenza. E come se non bastasse John elargì
una bella ‘sabadina’ a 6 zeri ad ogni giovane
nella rosa della prima squadra.
5- Adattabilità: Ebeling
nacque ‘5’ ma appena capito che non era più
il tempo di fare il centro puro, non si risparmiò
per trasformarsi. Giocava solo dentro l’area colorata,
diventò tiratore eccelso, anche da 3 punti.
E se c’era da dare una spallata…
6- Esempio: Soprattutto per i
giovani. Il primo ad arrivare agli allenamenti,
l’ultimo ad andarsene. Sempre pronto un consiglio
utile per tutti. Pronto a sbucciarsi le ginocchia
su una palla vagante. Lo spogliatoio nelle sue
mani, maestro nello sdrammatizzare le crisi come
a placare i facili entusiasmi nell’euforia.
Il suo passato è storia della nostra pallacanestro
ma anche il suo presente è all’insegna
della ‘palla a spicchi’, impegnato come è
nel suo nuovo ruolo di Procuratore. Il futuro?
Forse di qualche Ebeling sentiremo parlare ancora
visto che 3 dei suoi 5 figli (Giammi, Tatu e Brian)
sono maschi e promettono, promettono bene….
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