ORGOGLIO ESTENSE

 

DANIELE BIGANZOLI tratto da "La Nuova Ferrara"
Giochino stile Raffaella Carrà: se si dice Cento? «I derby che sono stati amarissimi, tanto e troppo. E poi dolci, incredibilmente dolci». Se si dice Carchia? «Una pugnalata. Però un amico, lui come Sabatini e Di Monte. Tra noi e loro c'è stata una bella rivalità, dura e tesa. Finita la partita tutti amici, fuori dal campo non ci sono rancori». "Noi" sono i bianconeri del Basket Club, "loro" i biancorossi della Benedetto XIV Cento. Ne parla Daniele Biganzoli, protagonista assoluto (fatti, non gingilli) di tre effervescenti annate a Ferrara (104 gettoni di presenza). Adrenalina pura: successi a raffica, conditi però da un paio di sconfitte che hanno fatto storia. All'ultimo atto, infine, la redenzione. Grazie ad una tenacia senza pari. Passato sotto le forche Caudine di un play off perso con Cento, il Club ha poi conquistato la Legadue proprio battendo i guerciniani dodici mesi dopo. L'Araba Fenice risorge dalle proprie ceneri, il "Biga" e i quattro dell'Ave Maria non sono stati da meno. Una vita a Varese in serie A1, poi la scelta clamorosa: Siena in B2 e B1, quindi nel 1999 l'avventura a Ferrara. In tre campionati (due cadetti, uno in A2) ne vivrà e vedrà di tutte. Fianco a fianco con i "pards" più fedeli: Paolo Calbini, Paolo Monzecchi e John Ebeling. Stagioni regolari dominate, play off sofferti. Soffertissimi. «Due volte scontri decisivi contro Cento - dice Biganzoli -: tensione e atletismo alle stelle. Ma anche basket ben giocato. Ferrara-Cento è un derby dal sapore particolare, sono le gare che ripercorrendo la carriera ti ricordi maggiormente. In queste sfide, oltre al resto, devi avere cuore. Alcuni in questi frangenti possono "spegnersi", altri si "accendono"». Biganzoli, ricorderete, sul parquet era un leone. Mica retorica, realtà vivida nella memoria. Accade che il Club nel '99/2000 domina la "regular season". Poi vince la coppa di lega a Capo d'Orlando e, senza rifiatare, sotto con i play off. Doma "gara uno" con Cento (75-69), perde fuori (82-87) e in "gara tre" incassa il dolore sommo: tripla di Carchia all'ultimo secondo per il 70-69 guerciniano. A notte fonda i giocatori ferraresi più esperti si ritrovano a casa Ebeling, riempiono d'amaro i bicchieri. «Per noi quella sconfitta fu uno shock - ricorda il "Biga" -, ce ne rendemmo conto compiutamente nei giorni successivi. Fu una partita particolare in cui rimanemmo sempre avanti, in controllo. Eppure Cento non mollava e il loro primo e unico vantaggio coincise con il tiro allo scadere di Carchia». Il quale aveva, fino ad allora, 0/7 da tre. Il destino. Passa l'estate, il presidente Mascellani metabolizza il lutto sportivo. Lascia coach Di Vincenzo, punta su Trullo. Conferma lo zoccolo duro e si riparte. Ecco, come si riazzera il timer mentale? «Mah, per molto tempo mi sono sentito scoraggiato. Poi rivedo Calbini, Monzecchi, Ebeling... Beh, ci siamo ricompattati». Ancora: stagione regolare dominata, poi i play off. Prima partita e "splash": Vigevano espugna Ferrara (74-75). Rieccoci. "Tutti a lottare nella piccola Salonicco" è lo slogan presidenziale. E nella "piccola Salonicco", la torrida bombonera di Vigevano, il Club scrive un capolavoro: vince 71-59 da padrone. E poi regola i lombardi in "gara tre": 79-63. Fantasmi cancellati? Figurarsi... Finale con Borgomanero, guidati dal motivatissimo ex Michelini. Piemontesi "vivi", estensi un pelo sgonfi. I novaresi - anche loro - passano a Ferrara: 79-77. Un'altra volta: il Club si impone in trasferta per 80-76, ma stavolta ricade in casa 85-101. Significa che la promozione passa per lo spareggio, la sorte dice Cento. Micidiale. Tutto in sette giorni. Club a fatica 85-81 (1-0), Cento di rabbia 95-89 (1-1). È il 27 maggio 2001 quando tutti i conti arrivano a reclamare: pace o inferno. «Fu un colpo di fortuna ritrovare Cento - assapora il ricordo Biganzoli -, perché motivazioni e tensioni erano diverse dalle altre partite. Per una contingenza di fattori con Vigevano e Borgomanero giocammo partite strane, eravamo bloccati. In città c'era un'aspettativa enorme e noi la sentivamo. Non giocammo secondo le potenzialità espresse in stagione regolare. Ma con Cento era diverso, era l'atto senza ritorno di due anni di sfide anche a distanza. Vincemmo e la soddisfazione fu doppia, tripla... In fondo quando loro ci eliminarono l'anno prima poi non furono promossi, invece noi con quel successo salimmo in A2. E ce la facemmo perché nel gruppo c'era amicizia e nei momenti duri ci siamo sempre aiutati».Arriva l'A2 e nasce la stagione del tutti americani: Hamilton, Mack, Black, Pierre Louis e arriverà anche Freeman. Un delirio... «Lega tutta nuova, sbagliò a liberalizzare così tanto. C'erano due tronconi: cinque Usa e cinque italiani. Mettere insieme un gruppo è dura. Partimmo benone, alla lunga però faticammo. Arrivò Finelli e raggiungemmo comunque i play off, per una matricola non fu malaccio». Ma il "Biga" non si sentiva più a suo agio, chiuse col Club in un indimenticabile play off con Reggio Emilia. La corazzata mise fuori Ferrara in "gara quattro", ma soffrendo le pene dell'inferno. «Dimostrai che chi sta bene in un posto ci tiene e dà il massimo. Poi si può giocare bene o male, ma è garantito che darà sempre tutto».